TORINO – L’anno scorso, di questi tempi, all’Asl 2 erano arrivate 1700 domande. Oggi sono meno di 600. All’Asl 1 il fenomeno viaggia sulle stesse cifre: un crollo del 65%. La domanda è: che fine hanno fatto i nostri invalidi civili? Negli uffici tutti sono d’accordo: il drastico calo è il risultato della Legge Antitruffa. Ma non perché Torino si sia scoperta, dalla sera alla mattina, capitale dei falsi invalidi. Semplicemente il nuovo iter burocratico ha tanti e tali intoppi che i cittadini non riescono più a presentare le domande.
«Il sistema di per sé è buono – spiega il dottor Massimo Aimone, direttore della Medicina Legale Asl 1 – permette un risparmio di tempo e denaro». Peccato che dalla teoria alla pratica, ce ne passi. La nuova legge, entrata in vigore il 1° gennaio scorso, ha affidato il disbrigo della parte amministrativa delle domande all’Inps quando prima erano di competenza delle Asl. L’istituto di previdenza ha organizzato il nuovo sistema in modo che le domande possano essere inviate solo on line, il che già crea qualche difficoltà per persone anziane o, appunto, invalide. Ma è nelle pieghe del sistema che si nascondono gli intoppi maggiori.
Oggi il cittadino che vuole presentare la domanda si reca dal suo medico di famiglia. Quest’ultimo, via internet, spedisce all’Inps il certificato medico e ne fornisce una copia al paziente. È il cittadino, a questo punto, che deve fare la domanda. Da casa si collega a internet, fa richiesta indicando il numero del certificato e riceve la metà di un codice Pin. L’altra gli verrà inviata a casa via posta. Una volta messe insieme le due metà, invia la domanda. A questo punto l’Inps, se la reputa valida, trasmette la pratica all’Asl, che convoca il paziente per la visita medica e dopo rilascia il riconoscimento dell’invalidità civile. In realtà il meccanismo sta presentando non pochi problemi.
Innanzitutto non tutti i medici hanno la possibilità di inviare la domanda via on line. «Due giorni fa un direttore mi ha chiesto come dovevamo comportarci con una pediatra che si rifiutava di inviare la domanda perché non ha il computer» dicono dall’Asl 2. Sembra che non succeda di rado. «Abbiamo alcuni casi anche noi – racconta Gianni Galeazzi, segretario della Spi Cgil – E dire che quasi tutti i medici percepiscono l’indennità internet». Ma avere il computer non basta. I medici sono abilitati solo quando sono in possesso di un codice Pin rilasciato dall’Inps. «Per ora circa il 50% dei medici lo ha» racconta il dottor Aimone.
I due enti, poi, sembrano avere difficoltà di comunicazione. «Ci capita spesso di andare a cercare sul sistema la domanda che ci ha portato in forma cartacea il paziente senza riuscire a trovarla – spiegano ancora dall’Asl 2 – e dire che il documento sembra tutto in regola».
I tempi, così, si allungano. E non senza conseguenze. «Il sistema va rodato, ma ci sono delle criticità – ammette il dottor Aimone – Siamo preoccupati: in Piemonte andavamo fieri dei nostri tempi di risposta. In media passavano 45 giorni tra la domanda e la visita quando in altre regioni ci vogliono due anni e mezzo. Oggi viaggiamo intorno ai 60, ma li stiamo monitorando perché se continua così rischiamo di arrivare a 90 giorni a settembre». Tempi più lunghi significa maggiori spese. Il certificato medico vale di norma tre mesi, ma la legge prevede che quello per la domanda di invalidità sia valido per soli 30 giorni. Scaduti questi, l’iter va ricominciato daccapo. «Con altre spese – fa notare Galeazzi – Il medico potrebbe anche volere il pagamento di una nuova parcella. E queste non sono nemmeno omogenee. Abbiamo persone che hanno pagato 40 euro, altre che ne hanno pagati 100».
Raphaël Zanotti
L’articolo originale è consultabile all’indirizzo lastampa.it
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